L’Ipotesi Criptoterrestre: perché il “paper di Harvard” sugli UAP sposta la domanda (dallo spazio… alla Terra)

Dimentica per un attimo gli anni‑luce e i motori a curvatura: il vero nodo dell’ufologia moderna, oggi, non è la fisica. È la geografia.
Se alcuni UAP sembrano “impossibili”, la domanda più utile non è come fanno a viaggiare tra le stelle, ma dove potrebbero stare quando non li vediamo.

Ed è qui che entra in scena la ipotesi criptoterrestre: l’idea (ancora speculativa, ma ormai formulata in modo strutturato) che una parte delle anomalie osservate nei cieli e nei mari non sia “in visita”. Potrebbe essere già qui. Da sempre.

Contesto globale vs. ritardo italiano (il cambio di paradigma è già iniziato)

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, la conversazione “UAP” si è spostata di lato: meno astronavi metalliche da altri pianeti e più ipotesi alternative che, pur restando controverse, vengono trattate come scenari da mettere sul tavolo senza imbarazzo.

Su piattaforme come The Debrief e nei thread più caldi di X, l’attenzione non è più solo “esistono o no?”, ma “quale spiegazione spiega meglio ciò che resta dopo aver tolto errori, droni, palloni, abbagli e bias percettivi?”.

In Italia, invece, spesso siamo ancora nella dinamica anni ’90: pro o contro, credenti o scettici. Il problema è che questa polarizzazione rende invisibile la parte interessante: le ipotesi intermedie, quelle che non richiedono viaggi interstellari ma impongono un esame brutale dei nostri “punti ciechi” sul pianeta.


L’ipotesi criptoterrestre Harvard paper: cosa propone davvero (e cosa NON dimostra)

Quello che molti riassumono come “paper di Harvard sui criptoterrestri” è uno studio firmato da Tim Lomas e Brendan Case (affiliati all’Human Flourishing Program di Harvard) insieme a Michael P. Masters. Il titolo completo è:
“The cryptoterrestrial hypothesis: A case for scientific openness to a concealed earthly explanation for Unidentified Anomalous Phenomena”.

È fondamentale capirlo subito, senza fumo negli occhi:

  • Non è una prova che esista una civiltà nascosta.
  • Non “certifica” alieni, basi sottomarine o ominidi segreti.
  • È una proposta di cornice: un invito alla prudenza epistemica e all’idea che alcune possibilità vengano scartate più per stigma che per ragionamento.

Tradotto in linguaggio umano: “Se il fenomeno UAP ha una parte residua che non riusciamo a spiegare, non limitiamoci al binario ‘ET o nulla’. Esistono scenari terrestri—per quanto scomodi—che meritano un posto nella lista.”

Ed è proprio la lista, qui, la vera “bomba silenziosa”.


Criptoterrestri: cosa sono (senza fantascienza, ma con tassonomia)

La parte più utile del paper non è la suggestione. È il tentativo di mettere ordine. Gli autori ragionano su più categorie di possibili “coinquilini nascosti” (CTH: Cryptoterrestrial Hypothesis), diverse per grado di plausibilità e, soprattutto, per testabilità.

CTH‑1 — Criptoterrestri “umani”: la variante “civiltà sopravvissuta”

È la versione che molti immaginano come “Wakanda”, ma in chiave cupa: una civiltà umana antica, tecnologicamente avanzata, sopravvissuta a cataclismi e ritiratasi in ambienti estremi (sottosuolo, regioni inaccessibili, forse anche profondità marine), evolvendosi lontano dalla storia ufficiale.

Perché affascina: spiega la frequente descrizione di “occupanti umanoidi” senza dover invocare biologie extraterrestri.
Dove scricchiola: una civiltà tecnologica, anche piccola, lascia tracce (chimiche, industriali, energetiche, logistiche). Il problema non è immaginarla: è farla stare in piedi senza segnali.


CTH‑2 — Ominidi non estinti (o linee evolutive alternative)

Qui il discorso si avvicina alla biologia evolutiva: e se una specie “cugina” (un altro ramo ominide) avesse attraversato i millenni in nicchie ecologiche isolanti? L’ipotesi più estrema chiama in causa anche scenari tipo “discendenti di teropodi intelligenti”, ma il cuore resta uno: linee terrestri non umane.

Perché è interessante: a differenza delle ipotesi “magiche”, questa categoria può essere collegata a tracce biologiche: DNA, proteine, microbiomi, resti, impronte ambientali.
Rischio narrativo: qui si infilano facilmente “rettiliani” e folklore pop. Se vuoi credibilità, devi tenere il volante sulla strada: biologia e metodi.


CTH‑3 — “Magici”, interdimensionali, ultraterrestri (alla Vallée)

Questa famiglia riprende una linea già nota in ufologia: entità che non arrivano da un pianeta lontano, ma da una realtà “adiacente” o da un sistema di fenomeni che abbiamo storicamente chiamato fate, demoni, elfi—insomma: interpretazioni pre-scientifiche di qualcosa che non capivamo.

Perché seduce: perché alcuni racconti UAP hanno comportamenti “da bug della realtà”: apparizioni, sparizioni, metamorfosi, absurdity.
Perché è scivolosa: è la categoria più difficile da rendere falsificabile. È potente narrativamente, ma fragile scientificamente.


CTH‑4 — La variabile che cambia tutto: nascondersi nell’acqua e nel sottosuolo

Qui non stiamo parlando di “magia”. Stiamo parlando di strategia.

Se una civiltà volesse restare invisibile:

  • lo spazio è sorvegliato (satelliti, telescopi, radar, tracciamenti),
  • l’aria è rumorosa (traffico, sensori, difese),
  • ma gli oceani profondi e certe zone del sottosuolo sono, di fatto, un sistema di occultamento naturale.

Ed è qui che la query diventa inevitabile: UAP origine terrestre sott’acqua.

Infografica che spiega le 4 categorie dell'Ipotesi Criptoterrestre di Harvard: Umani antichi, Ominidi evoluti, Entità Interdimensionali e Anomalie Magiche.

Il “Paradosso dell’Acqua”: Perché la Pista Subacquea Torna Sempre

Molti lettori reagiscono con scetticismo all’idea che una civiltà possa nascondersi qui. La domanda classica è: “Come faremmo a non vederli?”. La risposta risiede in quello che gli esperti chiamano il “Paradosso dell’Acqua”.

L’oceano profondo offre tre vantaggi tattici imbattibili per chiunque voglia restare invisibile:

  1. Accessibilità Limitata: Abbiamo mappato con alta risoluzione meno del 25% dei fondali.
  2. Ambiente Ostile: Pressione schiacciante, buio totale e freddo agiscono come un “filtro naturale” contro la curiosità umana.
  3. Rumore di Fondo: In acqua i dati dei sensori sono ambigui, il suono viaggia in modo complesso e l’identificazione visiva è quasi impossibile a distanza.

È per questo che il fenomeno degli USO (Unidentified Submersible Objects) e degli oggetti “transmedium” (che passano aria-acqua senza decelerare) sta diventando centrale. L’ipotesi di UAP origine terrestre sott’acqua guadagna trazione non per fede cieca, ma perché è coerente con un gigantesco vuoto osservativo: non sappiamo cosa succede laggiù.

La Caccia Invisibile: DNA Ambientale eDNA Specie Sconosciute Oceano

Se vogliamo uscire dalla trappola del “credo/non credo”, dobbiamo trasformare la suggestione in dati misurabili. Qui entra in gioco la tecnologia più promettente per validare l’ipotesi criptoterrestre: la genetica ambientale.

Non serve avvistare il “mostro” per sapere che esiste. Ogni organismo vivente rilascia costantemente materiale biologico (pelle, muco, scarti). L’eDNA (Environmental DNA) permette di sequenziare questo materiale direttamente dall’acqua o dal suolo. Tuttavia, trovare DNA ambientale eDNA specie sconosciute oceano non è automaticamente la prova di una civiltà nascosta. Spesso le “sequenze orfane” (prive di corrispondenza nei database) indicano semplicemente microrganismi non ancora catalogati o errori di degradazione.

Per rendere questa pista una prova scientifica (“Smoking Gun”), servono tre criteri rigorosi che oggi mancano:

  • Ricorrenza: L’anomalia genetica deve ripetersi nello stesso luogo nel tempo (escludendo il passaggio casuale).
  • Assenza di Contaminazione: Protocolli sterili per escludere DNA umano moderno o errori di laboratorio.
  • Firma Biologica Complessa: Non frammenti casuali, ma sequenze che suggeriscano complessità evolutiva divergente dalla fauna nota.

La Scorciatoia dei Sedimenti e la “Silurian Hypothesis”

C’è un’altra arma nel nostro arsenale: i sedimenti. Come dimostrato da studi recenti (pubblicati su Science), è possibile estrarre DNA di ominidi antichi direttamente dal fango delle grotte, senza bisogno di ossa o fossili. Questo significa che potremmo trovare tracce di Criptoterrestri (CTH-2 o CTH-1) semplicemente analizzando il suolo dove si presume abbiano vissuto, aggirando la necessità di un contatto visivo.

A dare una cornice intellettuale a tutto questo ci pensa la Silurian Hypothesis (proposta da scienziati NASA/Rochester). È un esperimento mentale che ci insegna il metodo corretto: se una civiltà industriale fosse esistita milioni di anni fa, non cercheremmo le loro città (polverizzate dal tempo), ma le loro firme chimiche e isotopiche nel record geologico.

Il Rasoio di Occam Rovesciato

Perché questa narrazione fa paura anche agli scettici? Perché l’ipotesi criptoterrestre non ci chiede di credere a viaggi interstellari impossibili. Ci chiede qualcosa di più difficile da accettare: l’umiltà. Paradossalmente, applicando il Rasoio di Occam, ipotizzare che una specie si sia evoluta e nascosta nelle vaste nicchie inesplorate della Terra è fisicamente meno costoso e più probabile che ipotizzare visitatori che piegano lo spaziotempo per arrivare fin qui.

Se Lomas e Case hanno ragione, il vero mistero non è nel cielo, ma nella nostra mappa mentale incompleta del pianeta che chiamiamo casa.


Ipotesi Criptoterrestre – FAQs

1) Criptoterrestri: cosa sono?

Sono ipotetiche forme di intelligenza (umane o non umane) che potrebbero coesistere sulla Terra restando nascoste, per esempio nel sottosuolo o negli oceani profondi.

2) Cos’è l’ipotesi criptoterrestre Harvard paper?

È un paper accademico che invita a considerare, senza stigma, la possibilità che alcuni UAP abbiano una spiegazione “terrestre nascosta”, invece di essere per forza extraterrestri.

3) Il paper dimostra che gli UAP sono criptoterrestri?

No. Propone scenari e un linguaggio più ordinato per discuterne. Non presenta prove sperimentali definitive dell’esistenza di una civiltà nascosta.

4) Perché si parla di UAP origine terrestre sott’acqua?

Perché l’oceano profondo è difficile da osservare e monitorare. Se esistesse qualcosa che vuole minimizzare l’esposizione, l’ambiente subacqueo è un nascondiglio naturale credibile.

5) Che c’entra il DNA ambientale eDNA specie sconosciute oceano?

L’eDNA permette di rilevare tracce genetiche in acqua e sedimenti anche senza avvistare gli organismi. È utile per cercare specie rare o non osservate, ma un “DNA sconosciuto” non equivale automaticamente a una specie intelligente.

6) Qual è il modo più serio di parlare di criptoterrestri?

Separare sempre: (1) dati verificabili, (2) ipotesi ragionate, (3) narrazione. E quando si cita biologia (eDNA), pretendere replicabilità e controlli contro contaminazione.


📚 Approfondimenti e Fonti Scientifiche

Per chi vuole analizzare i dati alla fonte, abbiamo selezionato i documenti ufficiali e le ricerche accademiche citate in questo dossier.


Disclaimer: Questo contenuto e le immagini correlate sono stati prodotti con il supporto di sistemi di Intelligenza Artificiale avanzata per l’ottimizzazione dei dati e la sintesi narrativa, sotto la supervisione e revisione editoriale umana.

Adriano Margarone 

Independent Researcher

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